In un paese con poco più di trenta abitanti le case non fanno la valigia per andarsene. E se perdono le vite che le abitano, le case non le seppelliscono: vengono giù a poco a poco ma non per morire, per ridare aria al cielo. Le strade rimangono a dimostrazione che c'erano dinamiche, che quelle dinamiche sono disponibili a riprendere vita da un momento all'altro, ma comunque ci pensano le api, i gatti, i venti. La montagna non sente il peso del paese, anzi, teme che possa crollare tutto perché poi rimarrebbe un vuoto, una cicatrice, un bosco impuro. Dunque, se fa il terremoto, la montagna non è contenta, non dipende da lei. Ogni giorno, anche il paese di trenta abitanti ha un'alba, ed è bellissima. In moltissimi altri luoghi – anche abitati – non è così bella. E ogni sera, poco prima del buio, anche un paese di trenta abitanti ha un tramonto. Ed è bellissimo perché l'affaccio sta in alto e l'orizzonte di ponente è basso, il sole se lo ingoiano due montagne dirimpett...